2018-04-29 09:13:48 Casertasera 57

L’INQUISIZIONE ERA DETTA “SANTA”…E A CAIAZZO GLI INQUISITI “FURONO TORTI E PENITENZIATI”

Rosario Di Lello| Non poche persone ricordano di aver udito almeno accennare alla “Santa Inquisizione”. Ebbene,    il Tribunale dell’Inquisizione –dal XVI secolo, Congregazione del Sant’Uffizio– ebbe il compito di contrastare la diffusione del protestantesimo e dell’eresia. Ebbe competenza anche in procedimenti nei quali la colpa atteneva oltre alla fede, pure alla morale; di conseguenza entrò, per esempio, nel merito degli scritti proibiti, della bestemmia, della falsificazione di documenti ecclesiastici, dei falsi preti, dell’adescamento in confessionale, degli inquisitori rei di abusi e di appropriazione indebita, dell’omosessualità, della bigamia, della superstizione, della magia, dell’alchimia, della stregoneria, della ciarlataneria. Per accertare che il presunto colpevole non stesse simulando una infermità mentale e per sollecitarlo, semmai, alla confessione, gli inquisitori avevano facoltà di avvalersi della tortura, beninteso sotto il controllo medico e nel rispetto di certe regole; tuttavia –non nel Regno di Napoli, pare – qualcuno di loro non mancò di abusarne. La tortura disponeva di mezzi singolari e prevedeva supplizi a volte con varianti dettate dalla fantasia dell’inventore o dell’esecutore. Comuni erano il trono, su cui la vittima rimaneva a piedi in alto e a testa in giù; la sedia, con parti metalliche arroventate; il cavalletto, per appendervi l’imputato; il banco, per lo [...]

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