"Così il riscaldamento globale impoverirà gli Stati Uniti"

Scritto il 01/07/2017 di Michele Palmieri

"Così il riscaldamento globale impoverirà gli Stati Uniti" Articolo originale dal sito "la repubblica". La battaglia contro il riscaldamento globale non è, principalmente, una battaglia culturale. E neanche, in fondo, ambientale. E’ una battaglia economica. Una volta, si sarebbe detto di classe. Perché l’effetto serra rende i poveri più poveri, aggrava le distanze sociali, colpisce soprattutto le aree e le regioni dove la crisi ha lasciato i segni più profondi. Non è lo scenario di qualche sperduto paese tropicale. Al contrario, è il quadro che fornisce il paese più sviluppato al mondo, diventato, in questi mesi, la frontiera del dibattito sul cambiamento climatico: gli Stati Uniti di Trump. La decisione del neopresidente di ritirare l’America dagli accordi di Parigi e dallo sforzo mondiale per arrestare l’aumento delle temperature è molto di più di un manifesto politico. E’ l’ennesimo tradimento - accanto ai progetti di riforme sanitaria e fiscale - della massa di elettori economicamente deboli che, dal Sud e dal Middle West, lo hanno portato alla Casa Bianca. E’ questo il senso di uno studio appena pubblicato dall’autorevole rivista Science e curato da ricercatori delle università di Berkeley, Chicago e Rutgers. A pagare il prezzo più alto del riscaldamento climatico saranno le zone povere e già calde nel quadrato fra Texas, Kansas, Virginia e Florida, dove Trump ha scalato la presidenza. Paradossalmente, assai più al riparo o, anzi, destinate, in qualche caso, a guadagnare da un clima più mite e adatto all’agricoltura, le coste e il Nord, ovvero i territori solidamente democratici fra San Francisco, Seattle, Chicago e New York. Non si tratta di sfumature, di sottili differenze: l’effetto serra, dice lo studio di Science, può mangiare fino al 20 per cento del reddito nelle zone più colpite. “Se continuiamo sulla traiettoria attuale di riscaldamento, assisteremo, in base alla nostra analisi - dice Solomon Hsiang di Berkeley - al più colossale trasferimento di ricchezza dai poveri ai ricchi nella storia degli Stati Uniti”. Gli autori sono giunti a questa conclusione, utilizzando, per la prima volta, gli strumenti statistici e le banche dati che una compagnia di assicurazione userebbe per valutare i danni sull’agricoltura, la salute, la domanda di energia, provocati dalle temperature più alte, i mutamenti nel regime delle piogge, l’innalzamento dei mari e l’intensificarsi degli uragani. Per fare un esempio, nelle zone che lo studio di Science ritiene più a rischio, secondo una recentissima analisi del Climate Impact Lab, i giorni dell’anno con temperature costantemente sopra i 35 gradi centigradi salirebbero, nei prossimi decenni, fino a 200. Il risultato è devastante. Se la crescita delle emissioni, per colpa anche della ritirata di Trump, non viene rallentata, la temperatura media del globo - dicono le proiezioni - è destinata a crescere fra i 3 e i cinque gradi: il costo sarà paragonabile a quello della Grande Recessione, con la differenza che, poi, la ripresa non arriverà. L’immagine evocata dagli autori per rappresentare l’impatto sull’agricoltura è quella della Dustbowl, la conca di polvere che, negli anni ’30, desertificò quelle stesse regioni. Il team di ricercatori stima che, per ogni grado di aumento delle temperature globali, l’economia statunitense possa perdere 1,4 punti di prodotto interno lordo, con l’aggravante che, ad ogni grado in più, la perdita si appesantisce. Ma la media, come spesso accade, è, in realtà, consolatoria. Nelle contee più ricche (quasi sempre sulle coste o ai confini con il Canada e, dunque, più “fresche”) la perdita di reddito verrebbe contenuta fra lo 0 e il 5 per cento. Ma nel 10 per cento di contee già oggi più povere, dall’Alabama al Kentucky, il reddito verrebbe decurtato dall’8 fino al 25 per cento.